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Investire nel metaverso? Guida completa per non farsi travolgere dalla frenesia

di Paolo Di Domenico

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L’ultima frontiera della speculazione

Hai presente quando si dice che “il mondo corre veloce”?

Nei mercati finanziari le speculazioni corrono ancora più veloci.

Solo negli ultimi due anni si è passati dai titoli “meme” alle criptovalute, poi è stato un crescendo per gli NFT e da lì si è fatto un balzo nel “metaverso”.

“Metaverso” è la parola che oggi imperversa nel mondo finanziario (e non solo).

Magari anche tu stai sentendo una certa irrequietezza ed eccitazione nel saperne di più.

O addirittura stai facendo il pensierino di investirci dei soldi.

Non ti biasimo, i progetti innovativi avvolti da un’aura di mistero e dalle inimmaginabili opportunità future possono esercitare un grosso fascino

Ma non scordare mai il vecchio adagio “non è tutto oro quello che luccica”.

L’interesse da parte del pubblico di argomenti come “metaverso” e “NFT” è incredibile, come si vede dai dati di Google Trend.

Metaverso

 

NFT

Ed è incredibile anche la copertura mediatica data a questi temi.

Proprio agli NFT è dedicato un nostro recente articolo che puoi leggere qui.

Per quanto riguarda il metaverso, invece, se hai navigato un po’ su internet spulciando le informazioni che circolano al riguardo, avrai notato quanto questo tema sembra “luccicare”.

Ma davvero sarà  “oro”?

E vale la pena investirci?

Prima di parlare del metaverso e di cosa ha portato al suo boom di popolarità, ti racconto in breve due storie.

 

I due antenati del Metaverso

Esistono due fenomeni che ci aiutano a capire meglio il metaverso: le ICO e Second Life.

ICO (Initial Coin Offering), tradotto letteralmente “Offerta Iniziale di Moneta”,  era probabilmente la parola più in voga del 2017.

In sostanza, si trattava di un metodo “innovativo” con il quale le startup potevano raccogliere capitale (un’alternativa più “a briglie sciolte” rispetto ad altre forme di raccolta, ovvero le IPO e il venture capital).

In breve, una startup creava una nuova criptovaluta o token e la metteva in vendita al pubblico.

Chi era interessato ad investire nel progetto della startup comprava i loro token/criptovaluta pagandoli con altre criptovalute (all’epoca si trattava soprattutto di Bitcoin ed Ethereum).

Chi acquistava i token della startup sperava di guadagnare dall’apprezzamento del loro valore e nel successo del progetto che la startup intendeva realizzare.

Considera che i capitali raccolti dalle ICO passarono da qualche decina di milioni di dollari all’anno (tra il 2014-2016), a qualche miliardo nel periodo 2017-2018 (grazie anche all’esplosione al rialzo dei prezzi delle criptovalute come Bitcoin).

E sai qual era la caratteristica più comune delle ICO?

Che si trattava di progetti ben lontani dall’essere “realizzati” o perlomeno “realizzabili”.

Inoltre, il tasso di frode e fallimento delle ICO si è rivelato essere davvero spaventoso (anche a causa dell’inesistente regolamentazione in quell’ambito).

La frenesia di quel periodo portò al lancio di qualche migliaio di ICO, delle quali circa l’85% si rivelarono un buco nell’acqua.

Uno studio di Satis del 2018 calcolò come la maggior parte delle ICO si fosse rivelata una truffa, avesse fallito nel realizzare il progetto proposto o avesse semplicemente perso popolarità.

Chiaro, qualche ICO è diventata un grosso successo.

La stessa Ethereum ha raccolto capitali tramite una ICO, raccogliendo 15,5 milioni di dollari nel 2014.

Gli ether (il suo token) emessi nel 2014 a 0,311 dollari l’uno, oggi valgono circa 2800 dollari, ma l’anno scorso hanno toccato il prezzo record di 4800 dollari.

Si parla di performance percentuali inimmaginabili.

Adesso sappiamo che Ethereum è diventata non solo una delle tecnologie alla base di una delle principali criptovalute, ma anche alla base di un intero ecosistema di crypto asset.

Ma all’epoca, chi poteva averne la certezza?

Qualsiasi progetto fosse associato al termine “ICO” scatenava una immediata frenesia e solo a sentirne parlare negli occhi degli speculatori apparivano subito i dollari al posto delle pupille, proprio come nei cartoni animati.

Ma ricorda che per un progetto di successo come Ethereum, ci sono state migliaia di “fregature”.

Schemi “pump and dump”, schemi ponzi, frodi di ogni genere e attacchi hacker hanno fatto scomparire migliaia di progetti “promettenti” e fatto perdere miliardi di dollari ai loro investitori.

Ora, passiamo a Second life.

Forse la conosci, anche se qui andiamo ancora più indietro nel tempo, nel lontano 2003 quando Linden Lab lanciò un mondo virtuale online chiamato Second Life.

Questo mondo virtuale poteva essere scaricato gratuitamente ed esplorato da chiunque dopo aver creato un avatar.

L’avatar poteva girare per centri commerciali, musei, città e così via, e gli utenti stessi potevano partecipare alla creazione di nuovi elementi digitali.

Poco più di una decina di anni fa, ci fu un boom di interesse per gli aspetti “rivoluzionari” e le potenzialità di business che un mondo virtuale come Second Life prospettava.

L’hype di interesse scoppiò soprattutto dopo il 2006, quando il mix tra copertura mediatica ed investimenti privati segnalò Second Life come il progetto in grado di rivoluzionare il Web.

Si guadagnò copertine e apprezzamenti dalle maggiori testate giornalistiche (come Bloomberg e New York Times) e pensa che Reuters aveva addirittura assegnato un suo reporter ad operare a tempo pieno su Second Life.

Famosi marchi come Disney, Amazon e Sony aprirono i loro negozi virtuali per poter cavalcare quell’onda rivoluzionaria.

Raggiunse un picco di 1,8 milioni di utenti, nonostante all’epoca ci fossero diverse limitazioni tecniche: hardware con specifiche potenti, obbligo di scaricare una specifica applicazione software, cose che oggi sembrano nulla, ma che 15 anni fa erano ostacoli importanti.

Un altro fattore interessante di Second Life era la sua valuta, i Linden dollars.

Come per il mondo reale, per acquistare terreni, case, biglietti per eventi e vari oggetti virtuali si usava la moneta nativa di Second Life, che ovviamente poteva essere convertita in dollari reali sulla piattaforma ufficiale di exchange “LindeX”.

Più l’economia virtuale su Second Life girava, più il valore del Linden dollar aumentava.

Finora ho usato il passato per descrivere Second Life, ma sappi che è un progetto tuttora vivo e vegeto con quasi 1 milione di utenti (numero rimasto stabile durante gli ultimi dieci anni).

Però, ha smesso da tempo di essere sulla cresta dell’onda.

A un certo punto le aziende capirono che le opportunità di business non erano così lucrative e molti utenti persero semplicemente interesse, dirottando la propria attenzione verso altri siti.

Inoltre, come succede per tutte le novità (poco regolamentate) ci furono episodi che colpirono negativamente la fiducia degli utenti nella piattaforma.

Ad esempio, il collasso di Ginko Financial, una delle decine di “banche d’investimento virtuali” nate nel mondo di Second Life, che dopo aver promesso agli investitori alti rendimenti, dichiarò la bancarotta.

Negli oltre tre anni di attività virtuale aveva raccolto dagli utenti circa 200 milioni di Lindens (che allora ammontavano a circa 750 mila dollari), denaro che non fu in grado di restituire agli investitori. 

Le potenzialità del Metaverso

A questo punto ti chiederai quando arrivo “al sodo”, parlando di metaverso.

In pratica te ne stavo già parlando perchè Second Life rappresenta “l’antenato” del metaverso (o almeno di quello che ad oggi è più probabile diventi) e le ICO hanno una stretta connessione con gli elementi di base del metaverso (crypto, token).

Però, in particolare, è importante che tu conosca i fenomeni che in passato sono riusciti a creare fermento negli investitori, così da essere più preparato ad affrontare i futuri cicli di hype.

Come l’hype che ha travolto di recente il metaverso.

Ma cos’è il metaverso?

E’ difficile darne una definizione chiara perché il metaverso ancora non “esiste”, almeno non nella sua forma completa.

Se hai visto il film “Ready Player One”, potresti avere già un’idea di quello che potrebbe essere un metaverso.

In parte, rappresenta l’immagine di quello che diventerà internet in futuro (il Web 3.0), in parte è l’unione di diversi trend già in corso nel mondo online (come i mondi virtuali 3D).

C’è chi pensa che il metaverso potrebbe un giorno superare e sostituire il web di oggi, diventando una nuova frontiera digitale per lavoro, gioco e shopping.

Insomma, una vita virtuale che diventerebbe altrettanto completa e importante quanto quella che viviamo nel mondo reale.

In teoria, poiché il metaverso aggiungerebbe al mondo reale un mondo digitale parallelo, le possibilità di business potrebbero moltiplicarsi.

Quando l’anno scorso, Zuckerberg annunciò il nuovo nome dell’azienda (ora Meta) disse:

“Se vi trovate ogni giorno nel metaverso, avrete bisogno di vestiti digitali, strumenti digitali e esperienze diverse. Il nostro obiettivo è aiutare gli utenti a raggiungere un miliardo di persone e centinaia di miliardi di dollari di commercio digitale”.

L’idea è che più tempo passi nel mondo digitale, più forte sarà la spinta a comprare e consumare prodotti e contenuti digitali.

Per esempio, se il tuo avatar volesse assistere ad un concerto digitale con gli avatar dei tuoi amici, avrai bisogno di comprare il biglietto virtuale, di fare shopping per un nuovo outfit virtuale e magari acquistare gadget virtuali dell’evento. 

Una pazzia?

Non proprio, visto che stiamo già assistendo a fenomeni simili in diversi videogiochi.

Ad oggi, si stima che la spesa effettuata dai giocatori per beni virtuali sia superiore a 80 miliardi di dollari.

Diverse società di analisi di mercato elaborano stime sul volume di affari che potrebbe girare intorno al metaverso in futuro (stime che parlano di trilioni di dollari).

E un mucchio di aziende di spicco sembrano già muoversi in quella direzione (imprese del calibro di Facebook, Nvidia, Google e Nike).

Ad esempio, potrebbe non essere un caso se di recente Microsoft ha annunciato l’acquisizione di Activision Blizzard, una popolare azienda di videogiochi.

Ricorda che quando parliamo di metaverso parliamo anche di blockchain, criptovalute, NFT e molte altre declinazioni che il mondo digitale ha preso.

Tutti questi asset sono legati a doppio filo e la popolarità di uno influenza quella degli altri.

Il concetto di metaverso ha trovato terreno fertile dopo due anni che hanno visto l’esplosione del valore delle criptovalute e della quantità di progetti creati a partire dalla tecnologia blockchain (come lo sono gli NFT).

Capisco perché l’idea di investire nel metaverso possa attrarti.

NFT di qualsiasi genere scambiati per migliaia (alcuni milioni) di dollari.

Token e terreni virtuali venduti a prezzi esorbitanti.

Sul sito coingecko.com puoi vedere il valore di diversi mercati legati ai crypto asset, come la capitalizzazione dei token specifici di ogni metaverso o il valore delle principali collezioni di NFT (i prezzi sono espressi nella criptovaluta Ether e mentre scrivo 1 Ether vale circa 2800 dollari).

Non scomodarti a fare troppi calcoli, si tratta di diversi miliardi di dollari.

Però aspetta un attimo prima di venderti l’auto per comprare l’ultima edizione di un CryptoPunk o fare un mutuo per acquistare un pezzetto di terra virtuale su Sandbox o Decentraland.

Possiamo anche pensare che in futuro sempre più persone e aziende saranno disposte a spendere un sacco di soldi per vivere in case virtuali, fare shopping in negozi virtuali e così via.

C’è però anche il grosso rischio che il valore delle proprietà immobiliari virtuali si azzeri, che il valore del token di uno specifico metaverso si azzeri, che una collezione di NFT passi di moda e il suo valore si azzeri.

Non dico che succederà, ma è possibile che accada.

E quando pensi di metterci dei soldi, devi tenerlo ben presente.

Solo negli ultimi tre mesi i cripto asset hanno perso parecchio valore.

I token dei principali metaversi (Mana, Sand e Axie Infinity) hanno perso tra il 60% e il 70% del loro valore dai massimi toccati a novembre 2021, seguendo il crollo delle criptovalute più conosciute come il Bitcoin ed Ethereum.

E come succede quando campi relativamente nuovi e poco esplorati esplodono di popolarità, è arrivata anche parecchia disonestà, con truffe e furti digitali da centinaia di milioni di dollari.

Ricorda che i maggiori pericoli (e le grosse opportunità) di un qualsiasi “strumento” che entra in un ciclo di hype rimangono in sostanza sempre gli stessi.

Da una parte, coinvolgono business che potrebbero rivoluzionare un settore/servizio/prodotto, che stuzzicano l’interesse e l’appetito degli investitori con la prospettiva di alti guadagni in tempi record.

Dall’altra, si tratta di progetti che a volte si rivelano troppo fantasiosi e fumosi (spesso “troppo belli per essere veri”), che attirano come calamite imbroglioni e truffatori (che troveranno sempre pescetti da prendere all’amo) o che semplicemente smettono di essere popolari.

Un possibile investimento sul metaverso è da trattare come tutte le altre decisioni di investimento che riguardano gli altri asset.

E’ importante che tu conosca le caratteristiche di quell’asset e approfondisca a cosa servono e che ruolo hanno nel tuo portafoglio.

Non ci entri con tutti i tuoi soldi: la parola chiave di qualsiasi portafoglio investimenti è “diversificazione”.

E non ti lasci guidare dall’amore o dall’odio verso uno strumento quando prendi decisioni sugli investimenti.

Infatti, qualsiasi sia il futuro del metaverso, il modo di trattare gli investimenti alternativi estremamente volatili non cambia.

Per gli asset più volatili e speculativi, ricordati di rispettare sempre delle quote limitate del tuo capitale.

Così, quando quegli asset speculativi vanno bene, possono darti buone soddisfazioni. 

Ma quando vanno male, non finisci con patire di insonnia o gastrite, o peggio con le finanze in rovina.

Ricorda che prima o poi, qualche investimento più speculativo statisticamente andrà male a causa della loro natura ad alta volatilità.

Ogni novità in campo investimenti, va guardata con un occhio di sano scetticismo e curiosità e va trattata secondo buon senso e corrette regole di money management, come facciamo con l’investimento in singole azioni in Tradix.

Al contrario, la parte più consistente del tuo patrimonio finanziario non deve essere investita in asset speculativi e tremendamente volatili.

Correresti il rischio di polverizzare i tuoi sudati risparmi e non riuscire a dormire la notte a causa delle violente oscillazioni.

Una quota limitata del tuo capitale può essere sicuramente destinata all’investimento in azioni ad alto potenziale, ma non ha senso se non è inserita all’interno di una corretta pianificazione finanziaria degli investimenti di lungo termine.

Esattamente come spiegato in Plannix, il processo che ti consentirà di gestire, proteggere e investire in totale autonomia e sicurezza i tuoi soldi e che ti permetterà di individuare qual è il capitale che potrai destinare serenamente agli investimenti più speculativi. 

di Paolo Di Domenico

Financial Market Analyst di Lixi Invest

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